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Giovanni Papini - Giudizio universale
1 settimana fa
In un'Italia che avrebbe più che mai bisogno di un nuovo Umanesimo e di una visione filosofica della crisi, ma è governata da economisti e finanzieri, il ministro dell'istruzione Profumo, un ingegnere elettrotecnico con un curriculum di altissimo profilo, il classico personaggio che siede in tanti consigli di amministrazione, che sembra essere un esperto di ricerca scientifica e tecnica (e solo quella, forse), dimostra, da buon ingegnere, una straordinaria incompetenza nel campo filosofico, pedagogico e didattico. Infatti, non rassegnandosi a non lasciar il segno, pur non essendo stato eletto da nessuno, ha deciso di bandire un concorso per l'assunzione di nuovi docenti, che, riproponendo in gran parte le folli idee che già aveva partorito il ministro di Prodi, Luigi Berlinguer, nel 1999, rispolvera pazzesche concezioni del reclutamento dei docenti e dell'accertamento delle competenze didattiche che farebbero contemporaneamente ridere e piangere tutti i pedagogisti della storia della civiltà umana.Non bastasse questo, il concorso presenta profili di illegittimità sconcertanti, che fanno sembrare lo Stato italiano uno di quei furfantelli che, nei confronti dei cittadini, praticano il gioco delle tre carte, cambiando di nuovo, pur senza averne alcun titolo, le regole per l'assunzione dei docenti e annullando, quasi di colpo, le regole precedenti.
- Si tratta di un concorso a cattedre, non abilitante, quindi anche chi risultasse idoneo, ma non vincitore di cattedra, non conseguirebbe l'abilitazione.
- Ma soprattutto azzera tutte le graduatorie precedenti: ciò significa che:
- chi ha ottenuto l'abilitazione in concorsi precedenti ed è in "lista d'attesa" per l'assunzione non ha più diritto a entrare in ruolo, se non partecipa al concorso e non si piazza in posizione utile;
- riserva la stessa sorte per chi ha conseguito una o due o più abilitazioni e magari anche qualche specializzazione nelle precedenti SSIS;
- considera pressoché nulla l'esperienza professionale maturata da quei precari, tutti o quasi già pluriabilitati, che hanno avuto supplenze o incarichi annuali negli ultimi anni.
La frettolosa abolizione delle SSIS, che si fondavano sul giusto principio del tirocinio, e la riproposizione di un concorso che prevede procedure (come il "quizzone" a risposta multipla o la lezione simulata) a dir poco grottesche per chi conosce la professione docente, si rivela l'ennesimo imbroglio dello Stato italiano nei confronti dei propri cittadini.
L'Italia ha tagliato più di qualsiasi altro Stato europeo sull'istruzione e da Bruxelles arriva una autentica strigliata. "Sono tempi difficili per le finanze nazionali ma abbiamo bisogno di un approccio coerente in tema di investimenti pubblici nell'istruzione e nella formazione poiché questa è la chiave per il futuro dei nostri giovani e per la ripresa di un'economia sostenibile nel lungo periodo". Come dire: la crisi c'è ma occorre capire cosa tagliare. La tirata di orecchie all'Italia arriva direttamente dalla Commissione europea che ha passato in rassegna i bilanci dei 27 Paesi membri scoprendo che negli ultimi tre anni soltanto otto hanno tagliato sull'istruzione. E l'Italia è la prima.(La Repubblica).
Chissà se il premier finlandese si sognerebbe mai di dire che i professori sono degli scansafatiche, o più educatamente "conservatori" e "corporativi". O se il presidente sudcoreano potrebbe mai accusare i suoi docenti di "indisponibilità". A leggere i risultati di un rapporto mondiale del gruppo Pearson, marchio leader nel campo dell' education, verrebbe da pensare che no, in quei paesi chi guida l' esecutivo mai si permetterebbe di apostrofare così la classe degli insegnanti. E per una ragione molto semplice. Sia Finlandia che Sud Corea sono le due "superpotenze" dell' istruzione nel mondo. E occupano i primi due posti dell' eccellenza internazionale proprio perché tengono in grande considerazione i loro docenti. Che sono giudicati persone importanti, professionisti riveriti al pari di medici e avvocati, figure insostituibili per la formazione delle giovani generazioni, e dunque colonne portanti dell' organizzazione sociale e della crescita economica. No, è difficile che gli venga chiesto ex abrupto di aumentare di un terzo le ore frontali in aula (il che significa ore di lavoro in più anche a casa), sempre con la stessa retribuzione. Ed è impossibile che - se protestano - il primo ministro li liquidi con una battuta in televisione. (Simonetta Fiori, La Repubblica, 27/11/2012).