Renato Farina, già assurto all'onore delle cronache per aver esercitato contemporaneamente la professione del giornalista e quella dell'agente segreto, su
Il Giornale del 26 Luglio 2015 pubblica un articolo molto istruttivo su come l'ideologia neoliberale e neoliberista, impostasi nel mondo occidentale a partire dagli anni '80 del 1900, stia tentando di abbattere definitivamente, nell'opinione comune, la centralità costituzionale della scuola pubblica, in nome dei principi della libera concorrenza, spacciata come autentico pluralismo, e della libertà educativa (che è libertà di scelta dei genitori, ma non è certo libertà dei figli). Nel suo delirio il concetto stesso di scuola pubblica non è contemplato. Per lui la scuola pubblica è scuola di Stato e lo Stato è concepito come un'entità assoluta, quasi personificata, di matrice, chissà perchè, sovietica. Per l'ex agente Betulla, sospeso per un po' di tempo dalla professione giornalistica (ma non avrebbe dovuto esser radiato?), lo Stato è sempre e soltanto sovietico, non può mai essere fascista o nazista (in tal caso forse si farebbe un'eccezione), ma soprattutto non può identificarsi con i cittadini e con la democrazia.
Il sedicente giornalista, rievocando il tempo in cui lo Stato italiano, tramite l'Iri, fabbricava panettoni con i marchi Motta e Alemagna, ignorando totalmente cosa sia la scuola pubblica in Italia, la paragona ad una fabbrica di panettoni: "I ragazzi invece vanno impastati proprio come panettoni di Stato, dall'Iri delle coscienze, ma senza neanche la possibilità di servirsi dalla concorrenza, secondo una ricetta unica, e zuccherati e imbottiti di canditi rossi nelle premiate fabbriche ministeriali" (Farina, cit.).
Eppure, nonostante il livello rozzamente dilettantesco delle pseudoargomentazioni svolte, l'articolo rispecchia pienamente l'ideologia neoliberale che ha conquistato una straripante egemonia nel pensiero economico e governa di fatto il mondo.
Lo racconta con efficacia Luciano Gallino su
La Repubblica del 27 Luglio 2015 in un corsivo dal titolo "La lunga marcia dei neoliberali per governare il mondo" e così ne riassume i principi: "[...] la liberalizzazione dei movimenti di capitale; la superiorità fuor di
discussione del libero mercato; la categorica riduzione del ruolo dello
Stato a costruttore e guardiano delle condizioni che permettono la
massima diffusione dell'uno e dell'altro".
Le conseguenze di questo totalitarismo del mercato e del capitale, nonostante i suoi evidenti e clamorosi fallimenti, sono devastanti: "A forza di liberalizzazioni ispirate dalla cultura Mps [Mont Pélerin Society, l'associazione di economisti, che prende il nome dal luogo in cui è stata fondata nel 1947] il sistema
finanziario domina la politica non meno dell'economia — come ha
dimostrato per l'ennesima volta il caso greco. I sistemi pubblici di
protezione sociale sono in corso di avanzata demolizione: non servono,
anzi sono nocivi, poiché ciascun individuo, secondo la cultura
neoliberale, è responsabile del suo destino. La scuola e l'università
sono state riformate, a partire dalla Germania per finire con l'Italia,
in modo da funzionare come aziende" (Gallino, cit.).
Questo è appunto il pensiero dominante di cui anche il pezzo di Farina si fa portatore, sia pur in tono minore, e di cui anche la Chiesa cattolica romana si fa oggettivamente complice, pretendendo di usufruire di agevolazioni che la Costituzione non contempla.
Conclude Gallino, invocando Gramsci, che occorrerebbe cimentarsi "a provare ogni giorno, con solidi argomenti, la superiorità tecnica,
economica, civile, morale della sanità pubblica su quella privata; delle
pensioni pubbliche su quelle private, a fronte degli attacchi
quotidiani alle prime dei media e dei politici, basati in genere su dati
scorretti; dello Stato sulle imprese private per produrre innovazione
e sviluppo, oggi come in tutta la seconda metà del Novecento;
dell'importanza economica e politica dei beni comuni sull'assurdità
della privatizzazioni?"
Aggiungiamo che, per parte nostra, cerchiamo di provare ogni giorno, con argomenti che ci paiono molto solidi, la superiorità tecnica,
economica, civile, morale della scuola pubblica (non "di Stato") su quella privata.