domenica 25 settembre 2011

venerdì 5 agosto 2011

Quante classi prime allo Scientifico di Fidenza?










Arriva stamattina nelle case dei fidentini il periodico del Comune di Fidenza di agosto 2011.
A pagina 8 si può leggere un articolo dell’assessore all’istruzione Lina Callegari, dal titolo “Scuola: ricca, varia e di qualità” (Il Fidentino, anno III, n. 2), che sostiene quanto segue:




“A tutt’oggi l’impegno dell’amministrazione comunale è a favore dell’istituzione di una terza sezione della classe I del Liceo scientifico, al fine di assicurare un ottimale livello dell’insegnamento, garantendo un numero adeguato di studenti
per classe”.

Sembra che gli attuali iscritti alle classi prime del Liceo scientifico “Paciolo – D’Annunzio” siano 70. Occorre dire che, sulla base delle leggi vigenti, con questi numeri si possono istituire al massimo due sezioni di 35 studenti ciascuna.

Scuola Democratica scriveva nel 2009:




“[…] il «Piano programmatico del Ministero Istruzione Università Ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in attuazione dell’art. 64 della legge 133/2008» prevede in tre anni l’innalzamento del rapporto alunni/classe secondo un meccanismo inesorabile. Oggi il divisore per formare le classi è il numero 25.
Aumentarlo dello 0,20 nel 2009/2010 significa 25 x 0,20 = 5, quindi il primo anno dell'attuazione del "Piano" le classi possono
essere composte da 30 studenti, ed è quello che sta appunto avvenendo.
Dal 2010/2011 si aumenta di un ulteriore 0,10, cioè 30 x 0,10 = 3, quindi il secondo anno le classi potranno essere composte da 33 studenti;
Dal 2011/2012 si aumenta di un ulteriore 0,10, cioè 33 x 0,10 = 3,3, quindi il terzo anno le classi potranno essere composte da 36 studenti.
Crediamo che le famiglie con figli che si iscriveranno a scuola nei prossimi mesi dovrebbero essere informati di questo e magari chiedersi come possa migliorare la qualità della scuola, dell’insegnamento e dell’apprendimento con queste modifiche”.

Come appare chiaro, la situazione che si verifica oggi allo Scientifico di Fidenza era ampiamente prevedibile già due anni fa e anche prima, cioè dall’entrata in vigore della legge 133/2008. Chi riteneva fosse necessario “assicurare un ottimale livello dell’insegnamento, garantendo un numero adeguato di studenti per classe”, avrebbe dovuto già all’epoca aderire alle campagne informative di Scuola Democratica e associazioni affini, che credono nella scuola pubblica, laica, pluralista, a tutela dei diritti di tutti i cittadini.

Invece, che cosa faceva l’attuale assessore, allora consigliere di minoranza? Produceva corposi interventi in Consiglio comunale a favore delle attuali misure legislative (dette “riforma Gelmini”). In un documento di 5 pagine e poco più, che pubblichiamo sul sito della nostra associazione, sul blog e sulla nostra pagina Facebook, tra sconcertanti errori di ortografia, clamorose falsificazioni della realtà della scuola pubblica italiana, alcuni dati OCSE scelti tra i tanti con cura a fini di propaganda, utilizzo perlomeno disinvolto delle dottrine di Hans Jonas e John Maynard Keynes, ideologia neoliberista reaganiana in salsa cattolica, sosteneva, con una tesi un po’ paradossale, proprio il contrario di quel che ora auspica. Sosteneva, cioè, che, essendo la scuola “un servizio per gli studenti ed un investimento per la società” [grassetto corsivo nostro] i provvedimenti del governo, tagliando risorse, andavano proprio in quella direzione!

Ora noi ci auguriamo che davvero la vicenda possa concludersi favorevolmente per i futuri studenti dello Scientifico, com’è accaduto per quelli del Ginnasio lo scorso anno. Ma quella era una deroga, ottenuta dalla giunta di centro-destra, che si giocava la faccia, da un governo di centro-destra la cui propaganda ancora un po’ funzionava. Oggi non sappiamo se quel signore che prometteva miracoli già 17 anni fa ed ha miracolato soprattutto se stesso, trascinando l’Italia sull’orlo del fallimento, abbia tempo di occuparsi di Borgo San Donnino e tirar fuori una deroga come quella del precedente anno scolastico.
Quello che soprattutto auspichiamo è che si informino correttamente i cittadini sulle politiche volte alla distruzione della scuola pubblica da parte del governo di centro-destra, con gli effetti di declino complessivo del nostro Paese sotto ogni punto di vista.
Risolto eventualmente il problema delle tre sezioni locali, resta il tragico problema del progetto di demolizione sistematica dello Stato di diritto, condiviso dai nostri amministratori i quali, non soltanto non informano la cittadinanza sulla realtà dei fatti, ma si limitano ad esprimere generici impegni per derogare da una legge che approvano nella forma e nella sostanza.

giovedì 28 luglio 2011

Scuole senza presidi e senza vice

La scuola pubblica è sempre al centro della politica aggressiva e sistematica del governo che intende colpire i diritti costituzionali all'istruzione e alla formazione, all'uguaglianza di opportunità e al riconoscimento del merito.

Ulteriori tagli di risorse colpiscono ora le presidenze e le vicepresidenze, con gravi conseguenze sulla gestione, sul funzionamento e sulla didattica.




Istruzione, scatta la manovra migliaia di scuole senza presidi
Duemila istituti minori non avranno più un dirigente, molti dovranno trasferirsi. Ma già ora, per effetto dei tagli, sono oltre 2500 le sedi gestite contemporaneamente dallo stesso dirigente. E la didattica va in affanno
di SALVO INTRAVAIA

Il governo colpisce il vertice dell'istruzione pubblica mettendone a rischio la governabilità. Per effetto della manovra, sulle presidenze di tutta Italia sta per abbattersi un vero e proprio ciclone. Quasi 2 mila piccoli istituti rimarranno per sempre senza un preside titolare e migliaia di dirigenti scolastici saranno costretti a fare la spola fra due scuole. Centinaia di colleghi, per effetto della norma taglia-dirigenze, dovranno fare le valigie e cercarsi in fretta e furia un'altra sede e migliaia di scuole non potranno più avere il vicario con l'esonero o il semiesonero dall'insegnamento per affiancare il preside nella gestione della scuola.

L'Andis, l'Associazione azionale dirigenti scolastici, "rileva la preoccupante situazione di criticità che viene a determinarsi nella gestione delle istituzioni scolastiche". E "pur nella consapevolezza che il problema del debito pubblico è serio - prosegue il comunicato sulla manovra dell'ufficio di presidenza dell'Andis - auspicando analoga riflessione anche sui costi della politica, l'Andis ritiene indispensabile il coinvolgimento dei dirigenti scolastici in tutte le sedi decisionali, nazionali e regionali, per limitare i possibili danni derivanti da scelte improvvisate e meramente ragionieristiche, che danneggerebbero irrimediabilmente il sistema scolastico nazionale di istruzione".

E la recente mozione della Struttura nazionale dei dirigenti scolastici della Flc Cgil chiede addirittura "la cancellazione dalla manovra finanziaria delle misure che riguardano la scuola", facendo "appello a tutti i soggetti interessati alla qualità e al futuro della scuola pubblica statale affinché cessino gli attacchi continui e siano ripristinate le condizioni necessarie a garantire la sua esistenza". Per comprendere la levata di scudi delle associazioni dei dirigenti scolastici contro il provvedimento approvato qualche giorno fa dall'esecutivo occorre esaminare il testo della manovra che riguarda la scuola.

Secondo l'articolo 19 della manovra, immediatamente in vigore, tutte le istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni - 300 nelle piccole isole e nei comuni montani - non hanno più diritto ad avere un dirigente scolastico titolare.
Dovranno accontentarsi di un reggente: un dirigente titolare presso un'altra scuola che avrà il compito di badare anche alla piccola scuola che gli verrà assegnata. Sono circa 2 mila le scuole sottodimensionate. Quelle che a settembre sono già senza un preside si vedranno assegnare un reggente. E quelle che ne hanno uno, il cui contratto scade il 31 agosto prossimo, saranno nella stessa situazione. Conserveranno il preside full time per uno o due anni ancora, le piccole scuole dove il contratto del dirigente scolastico scadrà nel 2012 o nel 2013.

Alla mezza rivoluzione sui piccoli istituti si aggiunge la vacatio già esistente: 2.546 sedi vacanti che costringeranno altrettanti presidi a gestire contemporaneamente due scuole. La situazione è preoccupante in Lombardia, dove a settembre un terzo delle 1.305 istituzioni scolastiche avranno la poltrona della presidenza vacante. In più, la manovra prevede che al più presto le regioni adottino piani della rete scolastica che eliminino le direzioni didattiche e le scuole medie a favore di istituti comprensivi con almeno 1.000 alunni. Un'altra rivoluzione che richiederà, sempre che le regioni non si oppongano all'intrusione su competenze di loro pertinenza, lo smembramento e il successivo riaccorpamento di migliaia di plessi scolastici in tutta Italia.

Ma la governabilità delle scuole è a rischio anche per la norma che taglia esoneri e semiesoneri per i vicari. Fino all'anno scorso, le scuole con un numero di classi compreso fra 44 e 54 con almeno due plessi potevano richiedere l'esonero dall'insegnamento per il vicario. Stesso discorso per scuole con un numero di classi compreso fra 35 e 39, il cui vicario aveva il diritto all'esonero per metà dell'orario. Ma a settembre occorrerà avere almeno 55 classi per l'esonero e 40 per il semiesonero. Le scuole che non potranno più avere il vicario a disposizione della scuola saranno almeno 3 mila e se la scuola avrà anche un preside reggente diventerà un problema gestirla.

[...]



(La Repubblica, 19 luglio 2011)